God of War 3 Remastered per PS4: Recensione e Prezzo

Recensione e Prezzo del gioco God of War 3 Remastered per PlayStation 4

La storia di Kratos è incentrata sul rimorso, l’instancabile sofferenza del protagonista e la vendetta contro l’Olimpo tutto, con una moltitudine di sfumature che si possono cogliere solo avendo giocato gli altri titoli della saga. La sua figura è complessa, sfaccettata e per questo carismatica, non conosce la pietà, è disposto a tutto pur di ottenere il proprio scopo e non avrà pace finché non lo avrò portato a compimento. Il consiglio è quello di leggere perlomeno gli antefatti di questo terzo capitolo, che rappresentano un grosso plus perché gli sviluppatori hanno attinto a piene mani dalla mitologia greca, reinterpretando a seconda dei casi il ruolo di ciascun personaggio e legandolo alla perfezione con quello di Kratos, per un risultato ricco di colpi di scena e momenti memorabili, due dei fattori che hanno contribuito con forza al successo della saga.
Elementi sublimati proprio da questo terzo capitolo, la cui parte iniziale può essere definita tra le più esaltanti mai sperimentate in un videogioco: Kratos si trova sulla schiena del Titano Gaia mentre sta risalendo l’Olimpo, accompagnato dagli altri giganti intenzionati a riprendersi quanto tolto dopo la Grande Guerra. Zeus però ha tra le proprie fila ancora tanti alleati: Poseidone, Ade, Ermes, Elio e altri, uniti per uno scontro che si preannuncia epico e senza esclusione di colpi. In questa prima ora di gioco gli sviluppatori si sono sbizzarriti proponendo un combattimento contro Poseidone semplicemente eccezionale, che si sviluppa a più riprese con un impatto visivo ed emotivo esaltante, al punto che la prima fase di relativa calma permette di riprendersi da quanto vissuto in precedenza. A contribuire all’effetto ci pensa anche il posizionamento automatico (e solo tale) della telecamera, se vogliamo un po’ anacronistico ma controbilanciato da una regia esemplare, in grado di offrire sempre lo scorcio migliore e di regalare una serie di inquadrature da cartolina. È assolutamente vero che al giorno d’oggi viene naturale pensare di avere pieno controllo della telecamera per esigenze estetiche e funzionali, ma non ci sentiamo di vedere questa caratteristica della saga come un difetto; piuttosto come un elemento che comincia a far sentire il peso degli anni e che meriterebbe perlomeno un comportamento ibrido, ala Uncharted per intenderci. Detto questo, God of War III vive di accadimenti arrembanti e giocoforza rende di più in queste situazioni, mettendo sul piatto scontri mai banali in termini di spettacolarità, complessi nel loro incedere e che davvero dimostrano come gli sviluppatori abbiano fatto il massimo sforzo con questo terzo capitolo in termini di immaginario e personaggi con i quali si interagisce, al punto che si fa fatica ad immaginare come un eventuale quarto capitolo possa offrire antagonisti e accadimenti di eguale caratura. Per quanto riguarda il gameplay vero e proprio, “per fortuna” c’è ancora tanto che può essere migliorato, poiché il gioco di Santa Monica poggia le sue basi su una formula apprezzata (al servizio di brutalità e spettacolarità) ma non particolarmente sviluppata in termini di sfida e di abilità richiesta, seppur in questo terzo capitolo le sezioni puzzle siano meglio congegnate e ariose, soprattutto nella seconda parte, mentre il classico schema di combattimento propone qualche variazione sul tema.

Armi e magie si muovono ora in simbiosi tra di loro, alla croce digitale è associata infatti ogni arma che si ottiene, che a sua volta porta con sé una magia differente, attivabile immediatamente con il tasto R2. Le lame in dotazione a Kratos hanno ad esempio la falange di Sparta, gli artigli di Ade possono rilasciare delle anime di vario genere che attaccano i nemici e così via, e il bello è che ogni arma è indicata per diverse tipologie di nemici o per avere la meglio su alcuni oggetti, il che porta a variarne l’uso a seconda delle situazioni, per lasciando liberi di gestirsele a seconda della preferenza verso l’una o l’altra. Questa grande interoperabilità è rafforzata anche dal fatto che tutte le armi possono essere cambiate “al volo”, mediante la croce digitale di cui sopra oppure con la combinazione L1 + X, il che permette di non interrompere le combo mentre si attaccano i nemici. Altre mosse nel repertorio di Kratos prevedono una presa con gli artigli per eseguire una testata, la possibilità di cavalcare alcuni nemici per sfruttarne la maggiore potenza di attacco, o utilizzarne altri come scudo e correre all’impazzata per travolgere qualsiasi cosa, anche perché la scala dei combattimenti è aumentata rispetto al passato, ed è possibile affrontare anche decine di nemici su schermo in contemporanea. A rendere il tutto ancora più dinamico e fluido, in aggiunta a schivate, contrattacchi e così via, questo terzo capitolo introduce una terza barra di energia, dedicata all’utilizzo degli oggetti che il protagonista principale acquisisce durante l’avventura. Abbiamo ad esempio l’arco, che può incenerire nemici ed elementi dello scenario che bloccano la strada, per poi passare agli stivali di Ermes che permettono di sbalzare in aria i nemici con un’accelerazione in corsa e di raggiungere luoghi elevati altrimenti inaccessibili. I quick time event, di cui God of War è stato uno dei maggiori fautori dopo Shenmue, sono ovviamente presenti e dedicati all’uccisione finale dei boss e di avversari piuttosto ostici, accompagnano come sempre azioni cruente e spettacolari e anche in questo caso sono stati leggermente modificati, in quanto i tasti frontali del pad appaiono ai quattro lati dello schermo, lasciando il focus pienamente su quello che accade. A distanza di cinque anni rimane tutto divertente e coinvolgente nei momenti in cui il gioco mette in pista boss e accadimenti importanti, è altresì indubbio che l’inclinazione maggiore verso la spettacolarità piuttosto che l’abilità con il pad denoti qualche segno di cedimento, perché la voglia di sapere quello che accade dopo prende il sopravvento sul puro piacere di giocare. Gli extra (descritti nel box apposito) sono identici al titolo originale mentre la longevità si attesta tra le nove e le dieci ore la prima volta che si porta a termine il gioco; insomma, God of War III rimane un titolo di indubbia qualità, ma gli manca quella freschezza che poteva avere cinque anni or sono. Torniamo ai giorni nostri con l’analisi legata strettamente a questa Remastered, partendo dal sistema di controllo: lo schema dei comandi è stato poco adattato al DualShock 4 né è modificabile, anche se grazie ai grilletti meno sensibili non si pone il problema di attivare le magie con R2 quando non voluto; con Start si accede ai potenziamenti per le armi e gli oggetti grazie alle anime raccolte in seguito alle uccisioni, col touch pad in basso a destra si arriva alle opzioni, in basso a sinistra alla modalità fotografica. Quest’ultima – potete apprezzare le foto che abbiamo scattato all’interno di questo articolo – permette di gestire lo zoom della telecamera, il bagliore, la luminosità, i filtri col loro grado di intensità e le cornici, per un livello di personalizzazione inferiore ad altri titoli come The Last of Us, ma che permette comunque di ottenere ottimi risultati grazie al notevole impatto visivo che ancora oggi il gioco riesce a regalare. Non per meriti particolari di questa riedizione, però: God of War III Remastered gira a 1080p e 60 fotogrammi per secondo, con texture visibilmente più definite e qualche effetto di post processing più raffinato.
Operazione che permette di godere di un titolo fluido, pulito e con un’ottima risposta ai comandi, ma con un lavoro che rispetto all’originale per PlayStation 3 rappresenta il minimo sindacale, inficiato anche dal fatto che i filmati rimangono ancorati ai trenta fotogrammi per secondo con la stessa compressione del 2010, denotando un scarto, in peggio, rispetto alle sequenze mostrate direttamente col motore grafico del gioco. Fortuna quindi che God of War III Remastered benefici di una base che al tempo era eccezionale, dall’alto valore produttivo. Stiamo parlando di una mole poligonale importante, di ambientazioni molto varie e particolareggiate, di una quantità di nemici e oggetti su schermo che contribuiscono a rendere l’azione spettacolare. Se aggiungiamo una realizzazione artistica impeccabile e affascinante, fatta di paesaggi saturi di colore, di un buon tratto (accompagnato da un anti-aliasing piuttosto buono) e un design di nemici e strutture chiaramente non comune, abbiamo un pacchetto decisamente valido ancora oggi. Insomma, ci sono diversi titoli sviluppati per l’attuale generazione di console che pagano dazio nei confronti di God of War III Remastered, e questo è un merito per la produzione di Santa Monica, ma anche demerito per gli altri che non sono riusciti a fare di meglio con cinque anni di più sul groppone.

Fonte: Multiplayer

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