Come vedere Black Mass – L’ultimo gangster 2015 Film Streaming

 Black Mass – L’ultimo gangster 2015 Film ITA Torrent-Streaming

 Recensione
Nato e cresciuto a Boston Jimmy Bulger è un criminale di zona, ha una gang, è rispettato e amato dai locali, specialmente da John Connolly, ora diventato agente dell’FBI che con i Bulger (Jimmy e suo fratello Bill, il senatore) è cresciuto. Proprio John Connolly propone a Jimmy di diventare suo informatore, così da poter fare carriera e in cambio gli consentirà di agire indisturbato.

L’idea che a metà degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80 la polizia federale si sia associata e abbia lasciato prosperare un criminale è un affare di famiglia, una storia interna ai quartieri di Boston, a due esseri umani che si devono favori e si aiutano a vicenda. Tenendosi ben lontano dalla grandezza dinastica del Padrino o dall’ordinaria malvagità dei Soprano, e anche a distanza di sicurezza dal terrore e dalla follia di quartiere di Quei bravi ragazzi, Scott Cooper si muove evitando i paletti del cinema già visto e già passato. Il suo Jimmy Bulger, capomafia, padre, marito e fratello è una personalità sfuggente, i cui tratti somatici sono più chiari e memorabili del suo carattere, un mafioso come tanti che, nell’economia della storia rischia addirittura di essere oscurato dal viscido pesce piccolo John Connolly. Quest’atteggiamento contrasta totalmente con la maniera in cui è interpretato: se Bulger sceglie un profilo bassissimo, Johnny Depp come sempre ne predilige uno altissimo, mascherato, invisibile e proprio per questo ancora più in evidenza, finendo per far vincere l’attore sul personaggio, l’interpretazione sulla finzione. Vediamo un criminale come molti ma il film lo racconta come fosse unico.
Di nuovo, dunque, la condanna di Scott Cooper è di non riuscire a creare nelle sue storie quel movimento tra epica e grande affresco che desidererebbe, lasciandole arrancare ad un passo dalla meta. Alla fine è più evidente cosa il film non sia. Black mass non è un film radicato a Boston per davvero: la città ne è quasi assente (come del resto Il fuoco della vendetta non riusciva a fare dei suoi scenari peculiari un punto di forza, lasciandoli solo nello sfondo), nè è una parabola coinvolgente (come del resto Crazy Heart non è riuscito a imprimere il suo musicista nell’immaginario collettivo, nonostante un Oscar a Jeff Bridges), vuole somigliare al resto del cinema gangsteristico moderno perchè ne ha la scansione e la struttura ma a più riprese desidera distaccarsene per affermare la propria originalità senza successo. Nonostante racconti più di 20 anni di storia americana non è nemmeno un film a cui preme mostrare il mutamento, l’evoluzione o l’involuzione del paese raccontato, non è la costruzione o distruzione di una comunità il suo campo da gioco. Tantomeno Black mass è realizzato per essere un intrattenimento di genere: ha l’ambizione di creare intorno a Jimmy Bulger un mondo tra legale, statale e locale che riesca a dire qualcosa di più e la soddisfazione epidermica dello spettatore non gli interessa.
Non ci sono dubbi che a Cooper non manchi la determinazione per portare a termine film impeccabili e formalmente raffinati, spesso anche dotati del cast giusto nelle parti giuste, è tuttavia nella scrittura che ogni volta crolla. Nei suoi film lo stile fiero che rifiuta di piegarsi alle regole e alle consuetudini dei generi affrontati non si fa mai ardore registico, non si tramuta mai in un punto di vista realmente radicale. Chi siano davvero i gangster di Black mass non è mai messo a fuoco; che impatto abbiano sulla comunità, quanto il loro stile di vita, le loro idee o il loro senso del branco siano specchio di un’idea più alta, della società in cui vivono o del nostro tempo, non pare essere suo interesse; se le loro azioni siano una versione più onesta e meno ipocrita della politica occidentale nemmeno è il punto di questo film che racconta tanto e con molta chiarezza ma mai ha la capacità di imporre al proprio stile un’idea di mondo

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Depp diventa gangster, “Black mass” in anteprima con Sala Bio

Depp diventa gangster, "Black mass" in anteprima con Sala Bio

Lunedì 5 ottobre, presso il Cinema Odeon di Bologna, secondo appuntamento con la stagione 2015/2016 di Sala Bio, la sala cinematografica a cura di Biografilm Festival dedicata ai migliori biopic e ai grandi racconti di vita, e Be Original. L’appuntamento è alle 21 con l’anteprima di Black mass – L’ultimo gangster, il film drammatico diretto da Scott Cooper (Crazy Heart) e interpretato dal tre volte candidato all’Oscar Johnny Depp, nel ruolo del famigerato gangster James Whithey Bulger, figura di spicco della criminalità statunitense dagli anni Settanta agli anni Novanta. Nel cast, insieme a Johhny Depp, Joel Edgerton, Benedict Cumberbatch, Kevin Bacon e Dakota Johnson.

Il film, presentato allo scorso Festival del Cinema di Venezia, sarà distribuito nei cinema a partire dall’8 ottobre da Warner Bros. Pictures Italia. Per prenotare un biglietto ridotto a 5 euro invece che 7 euro i lettori di Repubblica possono seguire il link http://www.biografilm.it/blackmass inserendo il codice: BM51RP.

Black Mass – L’Ultimo Gangster è la ricostruzione accurata e attenta della storia di James “Whitey” Bulger, capo dell’organizzazione criminale Winter Hill Gang che  nella Boston degli anni Settanta decise di stringere un patto con l’FBI per sbarazzarsi dei suoi rivali italiani. All’apparenza un gangster-movie, il film di Scott Cooper va ben oltre le caratteristiche del genere, entrando nei risvolti psicologici dei personaggi, mettendo in scena una rappresentazione nella terra di mezzo che c’è tra il bene e il male.

Sinossi: Quando scoprirono e investigarono sulla storia di Whitey Bulger e del suo patto con l’FBI, Gerard O’Neil e Dick Lehr erano due giornalisti del Boston Globe; Boston era stata per anni in mano alla mafia italiana di Gennaro Angiulo e al gangster di origine irlandese James “Withey” Bulger, capo dell’organizzazione criminale Winter Hill Gang, attiva dal 1960 al 1999 nel South End, “Southie”; se i primi erano forti e ben strutturati e soprattutto difficili da stanare nei loro nascondigli del North End, i secondi iniziarono la loro ascesa a metà degli anni Settanta, quando Bulger divenne informatore dell’FBI affinché fornisse al Bureau gli indizi necessari per la cattura del clan degli Angiulo.

James Bulger  (Johnny Depp) era nato e cresciuto e vissuto a Southie; nonostante la sua fama di piccolo gangster e i suoi nove anni ad Alcatraz aveva un carisma tale da essere amato e benvoluto da tutti, compresi suo fratello Billy Bulger (Benedict Cumberbatch), che raggiunse il culmine di una brillante carriera politica come senatore del Massachusetts proprio nel momento di massima attività di suo fratello James, e l’amico d’infanzia Johnny Connolly (Joel Edgerton), agente dell’FBI che convinse i suoi superiori a stringere un’alleanza con Bulger per arrivare a Gennaro Angiulo.

Quando l’ambizione e la ricerca del riconoscimento degli altri prendono il sopravvento, la storia, che sia verità o finzione, inevitabilmente sfugge di mano. Connolly, da ragazzotto di quartiere ad agente federale a New York torna nella natia Boston per ripulirla dai mafiosi e fare carriera; il patto con Bulger, che lo stesso Bulger all’inizio respinge perché per un gangster e uomo d’onore la lealtà è un bene prezioso, permette a Connolly di scalare gli uffici del Bureau e a Bulger di controllare le attività illecite dell’intera città.

A mettere un freno alla dolce vita di Connolly che dopo la cattura di Angiulo continua a proteggere i traffici oscuri di Bulger, senza che questi gli riveli altre informazioni utili, ci sono i suoi colleghi federali, l’agente Charles McGuire (Kevin Bacon), diretto superiore di Connolly, che ha sempre chiaramente ostacolato il patto, proprio perché aveva intuito che “Whitey” se ne sarebbe approfittato;  Fred Wyshak (Corey Stoll), nuovo procuratore federale, che non si lascia dissuadere né dai modi affabili di Connolly né si fa convincere dai vantaggi di avere James Bulger tra gli informatori; l’agente speciale John Morris (David Harbour), dapprima incantato dalla relazione tra Connolly e Bulger, si rivelerà fondamentale per lo sviluppo della storia (e della giustizia).

“Tutti i film sono una sfida in un modo o nell’altro, ma soprattutto quando si ha a che fare con qualsiasi tipo di verità. Questa particolare storia era molto estesa e ha impegnato un grande cast di attori con diversi punti di vista, così la verità sempbrava spesso inafferrabile. Ci è voluto un grande lavoro per mostrare in modo creativo ciò che à accaduto nel modo più fedele possibile.” (Scott Cooper, regista)

Recensione: Ci sono Storie e storie, indipendentemente che queste siano realtà o finzione. Black Mass è una Storia vera, potente e intricata, che si costruisce e si sviluppa attraverso i fatti ma, soprattutto, attraverso la sottile psicologia delle persone che vi sono coinvolte. Sono l’ambizione e il potere che spingono James Bulger ad infrangere  il suo codice d’onore e passare informazioni all’FBI  sul clan mafioso suo rivale; è il bisogno di essere riconosciuto e rispettato da Bulger che spinge John Connolly a stringere un patto con lui e ad accondiscendere ad ogni sua richiesta con un sentimento di affetto misto a timore reverenziale; è lo stesso bisogno di riconoscimento che spinge l’agente speciale John Morris a stare in un primo tempo dalla parte di Connolly; ciascun personaggio di questa storia, che sia guardia o che sia ladro, che sia protagonista o semplice comparsa, ha qualcosa, carisma, informazioni, posizione privilegiata, biglietti in tribuna allo stadio, e ne fa merce di scambio per ottenere ciò che vuole; c’è anche chi rifiuta un mondo connivente con la malavita, ma deve vedersela con i relativi tornaconti, oppure c’è chi, forte di un sano equilibrio, crede che un mondo più giusto sia possibile, ma ci vuole tempo.

Brian Oliver, uno dei produttori, spiega le motivazione che l’hanno portato a scegliere la storia raccontata nel 2001 dai due giornalisti investigativi del Boston Globe Gerard O’Neil e Dick Lehr nel romanzo Black Mass: Whitey Bulger, the FBI, and a Devil’s Deal: “quello che mi interessava era l’idea che l’FBI avesse molti infiltrati nella mafia di alto livello che lavoravano per il Bureau – oppure che l’FBI pensava che lavorassero per loro. Fa capire che chiunque può essere risucchiato nella tana del coniglio. Connolly probabilmente pensava di fare la cosa giusta fino a quando non si è accorto che stava facendo proprio quella sbagliata, ma ormai non c’era più modo di tornare indietro.”

Per la trasposizione cinematografica, il regista Scott Cooper si affida ad un cast tecnico e artistico che ha saputo restituire una versione “onesta” degli originali. E’ lo stesso Johnny Depp a sottolineare l’importanza della rappresentazione di persone che sono esistite e che ancora esistono “approcciarlo con rispetto (…). E’ la loro vita, quindi indipendentemente da quello che possano aver fatto, meritano una versione onesta di se stessi.”

Contribuiscono a creare l’atmosfera cupa e drammatica, anticipatrice di scene violente e colpi di scena, e a rendere minuziosamente l’immagine della Boston dell’epoca, la fotografia del giapponese Masanobu Takayanagi,  e la scenografia dell’italiana Stefania Cella (La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino); da sottolineare anche il lavoro di costumisti e truccatori che ha consentito agli attori di mettersi nei panni dei protagonisti, dopo accurate ricerche e visioni di filmati d’epoca.

L’idea che il film lascia allo spettatore è quella di un lavoro di una squadra di professionisti eccellenti, sempre alla costante ricerca della verità; ed è proprio questa ricerca nell’inafferrabile verità che mantiene sempre e costantemente altra la tensione. Per un attimo lo spettatore crede di averla in pugno e l’attimo dopo è volata via, attraverso un gesto o uno sguardo dei protagonisti.

Black Mass – Recensione

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