Come vedere Milano 2015 Streaming

milanoTre registi (Diritti, Soldini e Veltroni) , un’attrice che ha già diretto un cortometraggio (Cristiana Capotondi), un danzatore di fama internazionale (Roberto Bolle) e un musicista (Elio) raccontano la ‘loro’ Milano in sei cortometraggi sulla città così come si presenta nell’anno 2015.
Correva l’anno 1983 e ad Ermanno Olmi venne chiesto di realizzare un documentario su Milano che sarebbe stato inserito in una serie di opere analoghe sotto il titolo “Capitali culturali d’Europa”. Olmi, milanese d’origine ma già trasferitosi sull’altopiano di Asiago, realizzò un’opera in cui non si cantava un peana alla città ma la si mostrava nelle sue contraddizioni lasciando una sola possibilità alla parola: dire il proprio nome per cercare di conservare un’identità e nulla di più. I committenti, tra cui il Comune, non apprezzarono l’onestà intellettuale dell’autore e il film venne fatto scomparire, dopo un passaggio televisivo quasi fantasma, fino a riemergere nel 2013. E’ stata questa la fonte di ispirazione che ha visto il produttore Lionello Cerri prendere le mosse da un soggetto di Cristiana Mainardi affidando poi sceneggiatura e regia a un ensemble giustamente eclettico di personalità le quali non sono necessariamente milanesi o residenti a Milano. Solo Soldini ed Elio sono milanesi doc. Diritti è bolognese, Veltroni è romano mentre Capotondi e Bolle hanno adottato (e sono stati adottati da) Milano come ‘loro’ città.
Chi avesse pensato ad un’operazione ‘da Expo’ è stato smentito dalla data di uscita nelle sale (ad Expo ormai quasi conclusa). Qui c’è qualcosa di più e di diverso. C’è la voglia di andare a raccontare una città cogliendone le eccellenze e anche (perché no anche se molti non se ne accorgono) la bellezza. Senza dimenticare però le zone d’ombra e non ancorandosi solo al presente. Perché Elio, con il suo cinese girovagante in bicicletta di notte, ci mostra una città silente priva del traffico diurno ma anche in parte azzittita sul piano culturale a causa dei numerosi cinema e teatri chiusi o destinati ad altra attività. Mentre Walter Veltroni, nel corto forse più riuscito, racconta del Velodromo Vigorelli portando il suo contributo al ‘fare memoria’ che oggi è più che mai necessario per non dire indispensabile. Capotondi e Bolle ci offrono il ritratto di due eccellenze: il Teatro alla Scala e il Corriere della Sera. Lo fanno con uno sguardo che è al contempo di ammirazione e di consapevolezza del ruolo che le due ‘istituzioni’ svolgono nel panorama culturale. Soldini e Diritti invece indirizzano la loro ricerca sulla quotidianità da cui fanno emergere figure e ruoli a cui spesso non si pensa. Soldini ci presenta, tra l’altro, una mediatrice culturale di alto livello all’opera e un artista colto nell’atto creativo mentre Diritti volge lo sguardo in alto sia in senso letterale che in senso spirituale dando voce a suore di clausura capaci di descrivere le dinamiche sociali con una lucidità che chi vive immerso nel flusso della realtà urbana spesso non ha. Si tratta di un film per milanesi e residenti in aree limitrofe? No. E’ un film che mostra a chiunque come si possa ancora ragionare su una città senza i vincoli della promozione turistica ma con l’intento di cercare di scoprirne la personalità che, come per le persone, si compone di molteplici aspetti che meritano attenzione.

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Milano 2015: da oggi al cinema il docufilm che svela il cuore della città

Milano 2015: da oggi al cinema il docufilm che svela il cuore della città

Milano 2015Appuntamento al cinema oggi lunedì 12 ottobre, con Milano 2015 il film documentario di Roberto Bolle, Cristiana Capotondi, Giorgio Diritti, Elio, Silvio Soldini e Walter Veltroni.

La pellicola è l’affresco collettivo che ascolta e indaga l’anima della città nell’anno in cui lo sguardo del mondo si posa sull’Italia. Dalle viscere del sottosuolo fino al cielo, un racconto sentito – con echi dal passato e l’impellenza della quotidianità attuale – attraverso mondi apparentemente lontani: dai dormitori al grattacielo più alto del Paese, dai teatri chiusi all’eccellenza della Scala, dai ragazzi delle seconde generazioni alla percezione della città vissuta in un monastero di clausura.

Un racconto in cui sei registi con la loro diversa sensibilità, hanno battuto strade, si sono soffermati su volti, hanno carpito parole per un’interpretazione della variegata “civitas”.

Redazione Autore