Come vedere Io sono Ingrid (2015) HD ITA Streaming

Un ritratto ricchissimo e coerente, assai efficace nell’evocare l’anima, oltre che l’immagine, dell’attrice
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Locandina Io sono Ingrid

Io sono Ingrid e questa è la mia storia”: un nome che, come Audrey o Marilyn, non ha bisogno del cognome per evocare un immaginario cinematografico leggendario. Per tutta la vita Ingrid Bergman ha fotografato e filmato la sua vita conservando quelle fotografie e quegli home movie come se dovesse documentare ogni momento della propria esistenza, a se stessa prima ancora che agli altri. “Era il suo modo di trovare le radici”, dice la figlia Isabella Rossellini in Io sono Ingrid: quelle radici che, in un’intervista televisiva, l’attrice svedese diceva di non ritenere necessarie. Dunque il regista e critico cinematografico svedese Stig Bjorkman ha avuto solo l’imbarazzo della scelta nel trovare materiale sul soggetto del suo documentario, ma ha saputo fare una cernita oculata e intelligente, riuscendo a costruire come un puzzle un ritratto ricchissimo e coerente, assai efficace nell’evocare l’anima, oltre che l’immagine, dell’attrice.
Oltre alle foto e ai filmini della Bergman (e di suo padre, scomparso quando Ingrid era ancora bambina, pochi anni dopo la madre) ci sono i film, i backstage, un incantevole primo provino che ce la mostra timidissima e irresistibilmente fotogenica, le interviste, le premiazioni (compresi i tre Oscar, il primo per Angoscia, il secondo per Anastasia, il terzo per Assassinio sull’Orient Express), e le testimonianze delle persone a lei più care: i quattro figli Pia, Roberto, Isotta Ingrid e Isabella. E poi le lettere, innumerevoli, indirizzate al primo marito Petter Lindstrom, ai figli, al secondo marito Roberto Rossellini (memorabile quella, presciente, in cui chiedeva al regista mai incontrato di lavorare con lui anche se in italiano lei sapeva dire soltanto “Ti amo”), alle amiche di sempre.
Il documentario procede in ordine cronologico ricordando l’infanzia triste di Ingrid, orfana di entrambi i genitori, ma anche il suo entusiasmo e il suo ottimismo incrollabili, la sua avventura da globetrotter nel cinema mondiale – dalla Svezia agli Stati Uniti all’Italia alla Francia – e quella vita sentimentale tumultuosa che l’ha spinta a “cambiare tutto ogni dieci anni” lasciandosi dietro figli, mariti, case, carriere. “Non ho alcun rimpianto”, ha detto Ingrid a chi cercava di strappare da lei un mea culpa per la disinvoltura con cui aveva gestito la sua esistenza, in particolare i rapporti con gli uomini. Ed è tangibile il dolore della figlia Pia, cresciuta dal padre a migliaia di chilometri di distanza dalla madre, per essersi sentita “noiosa” e poco interessante agli occhi di quella mamma così ricca di fascino e di glamour. Ma Pia ammette che Ingrid Bergman era una delle donne più divertenti, vitali e irresistibili che sia mai vissuta, e che il problema era che, di una così, non se ne aveva mai abbastanza.
Anche il cinema non ne ha mai avuto abbastanza di Ingrid: la cinepresa si sforzava inutilmente di afferrare quella sua immagine luminosa e sfuggente, il sorriso improvviso e devastante, la natura indomita e irrefrenabile. I registi, nonostante gli scandali e le censure imposte alla Bergman per il suo stile di vita a dir poco anticonformista, hanno continuato a cercarla e ad affidarle ruoli di primo piano. Perché la Bergman era larger than life, anche come dimensioni, con quel metro e settantacinque che all’epoca svettava su chi le stava intorno facendo sembrare gli altri poveri lillipuziani e quel fisico statuario che appare in tutta la sua magnificenza soprattutto negli home movie quando mettono in evidenza i suoi dettagli anatomici: gambe interminabili, seni granitici, piedi giganti, dita chilometriche.
Ingrid rotea come una majorette in mezzo alle star che la guardano incantati – star del calibro di Humprey Bogart, Cary Grant, Alfred Hitchcock, abituati al glamour ma non a quella forza della natura e ai suoi modi diretti, privi di qualunque diplomazia ma non di grazia selvatica e innocente. Con Ingrid nascerà una nuova Hollywood perché la Bergman stessa è simbolo di rinascita: una fenice sempre pronta a risorgere dalle proprie ceneri, passata “da santa a puttana e poi ancora santa”, convinta che “tutte le ferite guariscono” (anche quelle inferte agli altri, che il documentario non nasconde) e che nessuno avesse il diritto di decidere come doveva vivere. Ingrid voleva di più, voleva tutto. E l’ha avuto, nel bene e nel male, trascinandoci nella sua corsa da puledra selvaggia, e ricordandoci quanto è complicato e appagante essere una donna libera.

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Titolo originale: Jag är Ingrid

Poster

VOTO COMINGSOON

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VALUTAZIONE

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Nella primavera del 2011, il regista Stig Björkman conobbe la figlia di Ingrid Bergman: Isabella Rossellini. Lei suggerì di “fare un film su Mamma” e così, tramite Isabella, Stig riuscì a raccontare la storia di Ingrid con le sue parole e le immagini di film da lei girati. Attraverso le sue riprese private, i suoi appunti, le lettere, i diarie e le interviste con i suoi figli e amici il documentario presenta un quadro mai visto prima della vita dietro le quinte di una giovane donna svedese che diventò una delle più celebrate attrici del cinema Americano e mondiale.

  • DATA USCITA:
  • GENERE: Biografico, Documentario
  • ANNO: 2015
  • REGIA: Stig Bjorkman
  • SCENEGGIATURA: Stig Bjorkman
  • FOTOGRAFIA: Eva Dahlgren, Malin Korkeasalo
  • MONTAGGIO: Dominika Daubenbüchel
  • PRODUZIONE: Chimney, Mantaray Film
  • DISTRIBUZIONE: BIM
  • PAESE: Svezia
  • DURATA: 114 Min

EVENTO SPECIALE AL CINEMA IL 19 E 20 OTTOBRE CON ‘IO SONO INGRID’, DEDICATO ALLA BERGMAN Un ritratto sincero e affettuoso del lato più intimo di Ingrid Bergman, realizzato grazie a riprese private, diari, appunti e lettere dell’attrice.”Ingrid Bergman in Her Own Words” di S. Björkman “Ingrid Bergman in Her Own Words” di S. Björkman PUBBLICITÀ

Nata a Stoccolma in un giorno di fine estate del 1915, Ingrid Bergman fu una delle pochissime attrici europee che, ancora giovanissima, riuscì a conquistare Hollywood, guadagnando soldi e popolarità: bellissima, con un fisico imponente e asciutto, i capelli biondo cenere tagliati corti e lo sguardo blu e profondo, la svedese più amata dagli studios era tanto determinata quanto dolce, tanto sicura in ambito professionale, quanto sensibile in quello privato. Nonostante le pressioni, rifiutò di cambiare stile, di aggiustarsi i denti leggermente irregolari, di depilarsi le sopracciglia, di indossare tacchi alti, di adottare un nome d’arte: non volle mai essere nient’altro che se stessa e snaturarsi per lei non fu mai un’opzione.

Quando anche il glam hollywoodiano cominciò a starle stretto, prese carta e penna e scrisse a Roberto Rossellini una lettera che avrebbe segnato la storia del cinema e dato origine a un sodalizio professionale, umano e sentimentale da cui nacquero film indimenticabili e tre figli. Ma anche quel legame, che generò scandalo e costò alla volitiva attrice l’allontanamento dalla figlia avuta dal marito e il ripudio americano, si ruppe. Quando le fu diagnosticato un tumore al seno, male contro cui combatté molti anni prima di morire nel 1982, la Bergman decise di raccogliere tutte le sue memorie: filmini privati realizzati nei backstage dei suoi film, diari, appunti e lettere scambiate con famigliari e amici, alcuni dei quali vere e proprie leggende del Novecento intellettuale e artistico, come Ernest Hemingway: lei che in tenera età aveva conosciuto il dolore di perdere chi si ama (la madre quando era ancora piccolissima, il padre e la zia che si occupavano di lei quando era appena adolescente), temeva di uscire di scena senza lasciare un segno nelle vite di chi l’aveva accompagnata lungo la strada.
Mamma Ingrid
L’idea di utilizzare tutto il materiale che la Bergman, con la precisione e il pragmatismo che le erano propri, aveva raccolto e organizzato, è venuta alla figlia Isabella Rossellini, in occasione dell’incontro con il regista svedese Stig Björkman: insieme hanno dato vita a un documentario dal titolo ‘Io sono Ingrid’, presentato all’ultima edizione del Festival di Cannes, i cui film vincitori (come ‘The Lobster’) stanno uscendo proprio in questi giorni nei cinema italiani. ‘Io sono Ingrid’ resterà nelle sale per soli due soli giorni, lunedì 19 ottobre e martedì 20 ottobre: un’occasione per entrare nella dimensione più intima di una donna che amava definirsi un ‘uccello migratore’, cittadina del mondo capace di adattarsi a qualsiasi ambiente e di mimetizzarsi in qualsiasi cultura, attrice che onorò fino alla fine la sua passione più grande, quella della recitazione come fuoco esistenziale e ricerca di senso, missione di bellezza e conoscenza.

Tra i figli che, nel documentario, le dedicano un ricordo, colpisce la più grande, Pia Lindström, avuta dal primo marito e per molti anni lontana da lei: è palpabile, nelle sue parole, un sentimento mai estinto di esclusione e di inadeguatezza nei confronti di una madre agli occhi della quale sospettava di apparire noiosa, poco interessante. Del resto, l’impressione è che mamma Ingrid cercasse di combinare al meglio desideri personali di crescita, passioni individuali e responsabilità materne, cercando l’equilibrio tra ambizioni professionali e affetti famigliari come un acrobata sul suo filo: con il timore di non farcela e la certezza di dover provare ad arrivare fino in fondo.Io sono Ingrid è il documentario dello svedese Stig Björkman che racconta la storia di Ingrid Bergman con le sue parole e le immagini di film da lei girati. Dopo esser stato presentato al Festival di Cannes nella sezione Classici, arriva al cinema per due giorni, il 19 e 20 ottobre, con Bim Distribuzione.

Nella primavera del 2011 Björkman conobbe Isabella Rossellini, figlia della mitica attrice svedese. Lei suggerì di “fare un film su mamma“. E così, grazie a Isabella, è nato questo doc che esce proprio nell’anno in cui ricorre il centenario dalla nascita di Ingrid Bergman.

Mrota il 29 agosto 1982, Ingrid Bergman fu nominata sette volte per l’Oscar come migliore attrice protagonista e vinse tre volte, affermando la sua fama come una delle attrici più talentuose dell’epoca d’oro di Hollywood. Tra i suoi titoli più celebriCasablanca (1942), Gaslight (1944) e Sinfonia d’autunno (1978).
Attraverso le sue riprese private, i suoi appunti, le lettere, i diari e le interviste con i suoi figli e amici, Io sono Ingrid presenta la vita dietro le quinte di una giovane donna svedese che diventò una delle più celebrate attrici del cinema americano e mondiale.

In questo video in esclusiva un estratto di Io sono Ingrid.

Redazione Autore