Come vedere Operazione UNCLE (2015) Film Streaming

Agli inizi degli anni Sessanta del Novecento, in piena guerra fredda, l’agente della Cia Napoleon Solo e l’agente del KGB Ilya Kuryakin sono costretti a mettere da parte il tradizionale antagonismo per impegnarsi in una missione comune…

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Trama

Agli inizi degli anni Sessanta del Novecento, in piena guerra fredda, l’agente della Cia Napoleon Solo (Henry Cavill) e l’agente del KGB Ilya Kuryakin (Armie Hammer) sono costretti a mettere da parte il tradizionale antagonismo per impegnarsi in una missione comune. Il loro obiettivo è quello di mettere fuori dai giochi un’organizzazione criminale internazionale che minaccia di scuotere il già precario equilibrio globale con la proliferazione di armi e tecnologia nucleari. Solo e Kuryakin hanno una traccia da cui partire: il contatto con la figlia di uno scienziato tedesco scomparso, l’unico in grado di infiltrarsi nell’organizzazione. Finiranno così con l’essere impegnati in una corsa contro il tempo per ritrovare l’uomo e prevenire una catastrofe mondiale.

Commento

Resuscitando una serie tv spionistica degli anni 60, che raccontava l’improbabile collaborazione tra un agente americano e un operativo russo in piena Guerra fredda, Guy Ritchie è infinitamente più preoccupato della ricostruzione glamour di un’idealizzata atmosfera vintage che dell’intreccio organizzato consapevolmente attorno a stereotipi rodati ed espedienti consolidati. Meglio, quindi, abbandonarsi all’azione ben coreografata, cucita con competenza da tagli di montaggio e split screen, alleggerita da occasionale humour e bagnata dalla luce dorata e nostalgica dei favolosi Sixties.

Gabriele Niola     ***1/2-
Locandina Operazione U.N.C.L.E.

Durante la guerra fredda America e Russia decidono di unire le proprie “intelligenze” per un’importante operazione internazionale. Un agente a stelle strisce dovrà collaborare assieme al proprio corrispettivo sovietico, nonostante la reciproca diffidenza e le ovvie differenze di stile e prospettiva, assieme ad una ragazza che lavora come meccanica nella Germania dell’Est, per impedire a dei villain ricchi, spietati e soprattutto italiani di sconvolgere l’equilibrio geopolitico mondiale con una nuova arma di distruzione di massa.
Che l’attuale era di remake, sequel, reboot e franchise del cinema americano non significhi un calo nelle idee lo hanno già dimostrato diversi film che, nonostante un titolo e personaggi già noti, riuscivano a tracciare archi narrativi autonomi e soprattutto avevano l’ambizione di parlare una lingua diversa dal resto del cinema. Novità a tutti gli effetti mascherate dietro nomi famosi. È il caso anche di Operazione: U.N.C.L.E., lungometraggio prontissimo per uno sfruttamento seriale (se il botteghino lo vorrà), i cui personaggi e il cui intreccio sono presi di peso la serie televisiva degli anni ’60 Organizzazione U.N.C.L.E., quando, in piena guerrafredda, la televisione americana reiterava la distanza del proprio paese dal nemico sovietico (e la superiorità del proprio stile di vita) facendo collaborare un agente americano con uno dei rossi.
Nomi e riferimenti di trama a parte non c’è niente in questo nuovo, esaltante, film di Guy Ritchie che ricordi l’originale o che da esso sia mutuato. Non c’è pausa per la creatività del regista dai tagli di montaggio più riconoscibili della scena contemporanea, non c’è pigrizia intellettuale nella sua produzione.Operazione: U.N.C.L.E. ha l’obiettivo commerciale di lavorare sull’appeal dell’ambientazione anni ’60 e Ritchie la sfrutta al massimo, esagerando fino ad arrivare dalle parti dell’iperbole fumettistica (è la seconda volta dopo il suo Sherlock Holmes steampunk) ma senza sacrificare per questo la godibilità, anzi. Ritchie sembra aver capito bene come, se intrattenimento deve essere, il suo film debba essere pronto a ridere di sè assieme agli spettatori, rispettare determinati canoni senza diventare una parodia ma essere conscio della propria dimensione dolcemente fuori dal tempo, fino a farne un pregio. In questa maniera riesce a far passare nelle maglie di un racconto asciugato al massimo (sembra partire a trama già iniziata e lavora di grandi ellissi invisibili per raccontare la sua storia in maniera indiretta mostrando quasi sempre, almeno fino a prima del gran finale, le conseguenze invece dell’azione) personaggi e ambientazioni che da “d’epoca” diventano fieramente vintage: artificiali, ricostruiti, esagerati nella loro adesione al proprio stereotipo.
Per Operazione: U.N.C.L.E. Ritchie rinuncia anche alle convenzioni che contraddistinguono il proprio cinema ma non smette di sperimentare con il montaggio, rivoltando le convenzioni dello stile “invisibile” hollywoodiano per arrivare al medesimo fine (un film che si svolge sotto i nostri occhi dando l’impressione che nessuno lo abbia assemblato, tanto appare “naturale” il suo flusso) tramite una diversa tecnica, una al ribasso, minimalista e in sottrazione, che leva scene là dove altri ne aggiungerebbero, contando di mantenere intatta la comprensibilità grazie alla precisione degli affiancamenti creati dal montaggio.
Essenziale e rapidissimo Operazione: U.N.C.L.E. guarda retrospettivamente la contrapposizione tra America e Russia con il senso del ridicolo moderno, ridendo delle piccolezze e di quelle lotte tra agenzie governative segrete che nel cinema di spionaggio di quegli anni erano invece trattate come svolte narrative serie. Tutto è da ridere per il film, nulla è serio; tutto è una farsa come l’immaginaria costiera campana dove è ambientata buona parte del film. Tutto tranne il piacere epidermico di un cinema d’intrattenimento di massa capace di raffinare la propria forma fino all’estremo, finalmente consapevole del proprio ruolo e capace di portare a termine il compito affidatogli dagli studios con autoironia e grande personalità. Il medesimo spirito che si riflette anche nella maniera in cui sono diretti i protagonisti, mai così credibili nella propria carriera, nel proprio apparire manichini che si muovono in un mondo di finzione. Bastino l’understatement estremo dei movimenti controllati di Henry Cavill, la maniera in cui è inquadrato il fisico granitico e “immobile” di Armie Hammer o l’introduzione di un corpo sorprendente come Elizabeth Debicki nel ruolo del villain. È la seconda volta che la vediamo in un film di primo piano dopo Il grande Gatsby e di nuovo è una scoperta. Finalmente un’attrice che non si rassegna a somigliare alle altre, che pare reinventare ogni cosa che fa da capo dandogli di nuovo un senso.


Redazione Autore